domenica 20 dicembre 2015

Quarta domenica di Avvento


Liturgia del giorno: Mi 5,1-4a; Sal 79; Eb 10,5-10; Lc 1,39-45.

"E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1,45)

L'incontro di Maria con Elisabetta la rende destinataria della prima beatitudine presente nei Vangeli. Dopo l'Annunciazione il mondo non sarà più lo stesso; con Maria incomincia il moto perpetuo del discepolo che porta il lieto annunzio. Luca sottolinea la fretta con la quale Maria si alza. Israele è in una situazione quasi di stallo, la Legge e i profeti danno le coordinate per la vita del popolo, e la promessa del Messia sembra rimanere sotto la cenere del quotidiano. 

L'alzarsi di Maria (figlia di Sion) indica che è Israele stesso che viene scosso: è ora di andare, di incontrare l'umanità sterile (Elisabetta), che ha in sé una nuova vita grazie all'azione, e di lodare il Signore del cielo e della terra. Un dialogo tra due donne che hanno fatto esperienza dell'Amore che non delude e che feconda i cuori di chi spera in Lui. Elisabetta riconosce in Maria "la madre mio Signore" (Lc 1,43). Segno della profonda intimità  e del desiderio profondo del credente di appartenere a quel Dio della storia e della promessa fatta a Israele. 

Il possessivo "mio" richiama il primo comandamento "Io sono il SIGNORE, il tuo Dio" (Es 20,2). È la risposta della sposa allo sposo: "Il mio diletto è per me e io per lui" (cf. Ct 2,16). 

Dobbiamo tornare a questa alleanza nuziale e riappropriarci di questa intimità con Dio, il Signore, altrimenti rischieremo di sbiadire sempre più quell'immagine viva del Cristo dalla quale siamo stati plasmati. È una questione di fede: chi crede ama e cerca continuamente l'Amato (Cf. Ct 3,2). 

Riscoprire l'incontro di Maria ed Elisabetta come icona del nostro rapporto con l'Altissimo ci permette di alzarci dal torpore e dalla pigrizia spirituali tanto nocive al corpo e allo spirito per essere compagni di cammino per tutti coloro che hanno perso il senso della vita e sono chiusi nel proprio io con lo sguardo fisso su tutto ciò che è materia e che dà felicità effimere. Maria, porta nel grembo Gesù e lo precede nell'annuncio a Elisabetta, diventandone così la prima Discepola.

Lodiamo e ringraziamo, in questa Domenica, il Signore perché ci ha fatti entrare con Maria nella Beatitudine di coloro che credono al compimento delle promesse di Dio. Il Dio Bambino che contempleremo a Natale susciti in noi quell'amore che supera le divisioni e i rancori e ci renda capaci di cantare insieme agli angeli "Gloria a Dio nell'Alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama" (Lc 2,14). Buon Natale di cuore.

sr. Maria Grazia Marzocchini





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